Cicli economici: Lo sviluppo delle statistiche nazionali e dei sistemi di contabilità nazionale consente di elaborare valide rappresentazioni grafiche e numeriche del movimento economico d’insieme, spesso a partire dalla fine del Settecento. Vanno distinti i due aspetti della crescita economica e delle fluttuazioni cicliche. Il concetto di crescita guarda sul lungo periodo all’incremento nella produzione di beni e di servizi; la quale è correlata all’aumento demografico, al miglioramento delle condizioni di vita sia materiali che socio-culturali. L’economista Rostow nel 1960 ha proposto uno schema interpretativo (molto discutibile e discusso) secondo il quale c’è dappertutto un momento di «avvio» della crescita segnato dal decollo (take-off) che segna il passaggio da un sistema basato sull’agricoltura a uno basato sull’industria; a questo seguirò una fase matura dove il sistema sarà basato in prevalenza sui servizi. La crescita viene generalmente espressa dall’aumento del reddito nazionale e del reddito pro-capite; ma negli ultimi tempi questi indici meramente quantitativi sono stati messi in discussione, e con essi lo stesso concetto di crescita come processo di accumulazione indefinita, indifferente ai propri costi ecologici e umani. All’interno di questo processo di lungo periodo alcuni economisti e statistici hanno però notato un’alternanza di prosperità e depressione, oscillazioni al rialzo o al ribasso nella produzione e nei prezzi dei beni, che vanno sotto il nome di cicli economici. Tra i vari di tipi di cicli individuati c’è quello «di lunga durata» che prende il nome dell’economista russo Kondrat’ev, il quale analizza quattro cicli di circa quarant’anni (dal 1730 al 1930 circa) ciascuno dei quali è diviso in fase A (espansiva e di aumento dei prezzi) e in una fase B (recessiva e di calo dei prezzi). La regolarità statistica non ha trovato una spiegazione teorica generalmente accettata; ma soprattutto è stato notato come il calo dei prezzi non sempre vada considerato un valido indice di depressione economica complessiva. In ogni caso il ciclo «lungo» non sembra più identificabile dopo lo sviluppo delle politiche (dette appunto anticicliche) di intervento statale nell’economia, sviluppatesi all’indomani della grande crisi del 1929 e legate al nome dell’economista Keynes. Questo naturalmente non significa che non siano rinvenibili cicli d’investimento e rinnovamento (o invecchiamento) degli impianti, cicli speculativi borsistici di euforia e panico, cicli legati alla sovraproduzione o al sottoconsumo ecc. (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, pp. 637-638).