Capitale

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Capitale: (termine del basso latino, da caput, testa) emerge verso i secoli XII-XIII con il significato di fondo, di stock di merci, di massa di denaro o di denaro che dà interesse. […] È segnalata senza possibilità di dubbio nel 1211, e nel 1283 appare nel senso di capitale di una società commerciale. […] A poco a poco la parola tende a significare il capitale in denaro di una società o di un mercante […]. Forse la parola è partita dall’Italia per irradiarsi poi attraverso la Germania e i Paesi Bassi, e finalmente passerà in Francia, dove si trova in conflitto con altri derivati da caput: come «chatel», «cheptel», «cabal». […] In ogni modo «capital» si trova nel Thrésor de la langue françoise (1606) di Jean Nicot. Non bisogna concludere che il suo significato sia già allora fissato: rimane immerso in un nugolo di termini rivali: «sort» (nel senso antico di debito), ricchezza, facoltà, denaro, valore, fondo, beni, pecunia, principale, avere, patrimonio, si sostituiscono facilmente a lui […]. A poco a poco, tuttavia la parola «capitale» arriva a imporsi […] (F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVIII). II. I giochi dello scambio, Torino, Giulio Einaudi editore, 1981, pp. 229-231).

Capitale. Capitalismo: Ricchezza che viene investita nella produzione o nella speculazione finanziaria e che produce profitto. Fino al Settecento il capitalismo designa l’ampia disponibilità di capitale finanziario, la grande ricchezza mobiliare; anche la propensione finanziaria delle attività commerciali. Dall’Ottocento è il modo di produzione fondato sulla separazione e l’antagonismo fra ricchezza investita e lavoro salariato. Il capitalismo come una delle armi flessibile europee; il capitale è uno dei tre fattori della produzione, insieme alla terra e al lavoro (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 348).

Capitalismo: Si intende per capitalismo un’economia basata sulla proprietà privata e la libera circolazione dei capitali, delle merci, della forza lavoro. Più generalmente il termine viene usato per indicare il sistema economico e sociale affermatosi a partire dalla tarda età moderna dapprima in Occidente e poi, dalla fine dell’Ottocento, in larga parte del pianeta. Benché a rigore il termine capitalismo non si ritrovi nelle sue opere, Marx deve essere considerato il padre del concetto: il nucleo essenziale di questo consiste nell’idea secondo cui, a un certo grado di sviluppo dei fattori produttivi, un’economia incentrata sul capitale configuri un nuovo modo di produzione, caratterizzato da specifici rapporti sociali. Ripreso da pensatori come Max Weber e Werner Sombart, il termine sarà poi diffuso nel dibattito economico ottocentesco dalla corrente socialista di ispirazione marxista. La più larga notorietà del termine è dovuta però soprattutto all’uso polemico e propagandistico dello stesso a seguito della crisi economica degli anni venti e trenta. In particolare, dopo la nascita dell’Unione Sovietica, e cioè di un regime che prevedeva limiti precisi all’estensione della proprietà privata, la statalizzazione dei mezzi di produzione e una rigida pianificazione economica, con il termine capitalismo si è indicata l’economia di mercato. Questa equivalenza tra capitalismo e mercato è tuttavia stata da più parti criticata sia perché contrappone troppo rigidamente mercato e Stato sia perché finisce per occultare le tendenze monopolistiche, volte al controllo e all’annullamento del mercato, insite nel capitalismo (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 637).

Capitalista: data probabilmente da circa la metà del secolo XVII. […] La parola è dunque nota da tempo, quando Rousseau scrive a un amico, nel 1759: «Non sono né un gran signore, né un capitalista. Sono povero e contento». Tuttavia «capitalista» figura solo come aggetti nell’Encyclopédie. Vero è che il sostantivo ha parecchi rivali. In mille modi s’indicano i ricchi: persone danarose, forti, «fortes mains» (mani forti), pecuniosi, milionari, nuovi ricchi, fortunati […]. Detentori di «fortune pecuniarie»: tale il senso stretto che assume il termine «capitalisti» nella seconda metà del secolo XVIII, in cui indica i possessori di «carta pubblica», di valori mobiliari o di denaro liquido da investire. […] il termine, che ha già un significato poco buono, designa persone dotate di denaro e pronte a impiegarlo per cercare d’averne di più. […] Come si vede, «capitalista» non indica ancora l’imprenditore, l’investitore. La parola, come «capitale», rimane attaccata alla nozione di denaro, di ricchezza in sé (F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVIII). II. I giochi dello scambio, Torino, Giulio Einaudi editore, 1981, pp. 232-234).

 

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