Borghesia: Il borghese, come il nobile, possiede una condizione giuridica speciale; l’uno e l’altro, in condizioni diverse, sono ugualmente lontani dal villano, dal contadino, che, fino alla fine dell’Ancien Régime, nella maggior parte dell’Europa, continuerà a rimanere al di fuori della società politica. Per sua natura, la condizione privilegiata del borghese è però assai diversa da quella del nobile. Il nobile è, in realtà, l’antico uomo libero, possidente. Il suo privilegio, in qualche modo negativo, viene dal fatto che la massa del popolo, sotto di lui, si è abbassata al rango di servitù. Non è lui a essersi elevato; egli fa semplicemente parte di una minoranza rimasta dov’era, nello scadimento generale. Il borghese, al contrario, è privilegiato in maniera estremamente positiva. È un parvenu che, a viva forza, si è fatto posto nella società, un posto che il diritto ha finito con il riconoscergli e garantirgli. Il regime feudale che pone il nobile al di sopra del contadino, li lega al tempo stesso l’un l’altro con un vincolo saldo al punto che ancor oggi, dopo tanti secoli, ne sopravvive qualche traccia. Il borghese, al contrario, è estraneo a entrambi; entrambi provano nei suoi confronti una diffidenza e un’ostilità di cui, ancora una volta, non è del tutto scomparso il segno. Egli si muove in una sfera completamente diversa. Tra lui e loro, si rivela il contrasto che oppone la vita agricola alla vita commerciale e industriale. Accanto a loro, che producono direttamente tutto ciò che è indispensabile alla vita, lui è l’elemento mobile, attivo, l’elemento di comunicazione e di trasformazione. Non è indispensabile all’esistenza: si può vivere senza di lui. È essenzialmente un fattore di progresso sociale e di civiltà. Un’altra differenza ancora separa la borghesia del Medio Evo dalla nobiltà e dal clero. Questi formano classi omogenee, dove tutti i membri condividono lo stesso spirito di corpo e hanno coscienza della solidarietà che li lega gli uni agli altri. Per i borghesi, le cose stanno in modo del tutto diverso. Raggruppati in città, in loro lo spirito di classe cede il posto allo spirito particolaristico, o quanto meno si subordina a esso. […] Il risultato morale di questo esclusivismo è stato una solidarietà straordinaria tra i borghesi. Essi appartengono, corpo e anima, alla loro piccola patria locale e con loro, per la prima volta dall’Antichità, riappare nella storia dell’Europa un sentimento Civico. Ognuno di loro è chiamato, e lo sa bene, a difendere la città, a impugnare le armi, a dare la vita per lei. [… ] Perché sono loro che governano. Nelle città, i borghesi hanno la parità civile e la libertà, ma non la parità sociale né quella politica. La borghesia, nata dal commercio, è rimasta sotto l’influenza e il dominio dei più ricchi che, con il nome di «grandi», di «patrizi», hanno in mano l’amministrazione, la giurisdizione. […] Sono loro ad avere creato l’amministrazione urbana, vale a dire la prima amministrazione civile e laica che l’Europa abbia mai conosciuto (H. Pirenne, Storia d’Europa dalle invasioni al XVI secolo, introduzione di L. Gatto, Roma, Newton Compton editori, 1991, pp. 170-172).
Borghesia: Il termine […] ha assunto significati diversi nelle pagine degli storici. Per l’età medievale e moderna esso è stato per lo più adoperato per indicare quelle famiglie, quasi sempre cittadine, capaci di far fortuna con l’impegno in attività commerciali, bancarie, industriali e di raggiungere una posizione sociale elevata, ma intermedia tra la moltitudine dei poveri l’esiguo numero dei nobili. Spesso alla loro ascesa sociale si combinò la partecipazione alla vita politica. Le origini di queste famiglie sono le più varie. Si va dai piccoli proprietari di terre inurbati agli artigiani, ai piccoli commercianti. Nelle città medievali, ma non solo in queste, sono appunto i membri della borghesia a effettuare gli investimenti più cospicui: nelle società di commercio, nella navigazione, nelle imprese commerciali ecc. I loro redditi in crescita si rivolgono all’investimento più di quelli dei nobili e, naturalmente, più di quelli del resto della popolazione che risparmiare non può. I mercanti introducono elementi di novità nella psicologia economica. Secondo Pirenne il mercante, sin dalla ripresa delle economie cittadine nel Medioevo, urtava le maniere di vivere della civiltà agraria dominante. «Egli portava il movimento tra gente attaccata alla terra, rivelava, a un mondo fedele alla tradizione e rispettoso di una gerarchia che fissava le funzioni e il rango di ciascuna delle classi, un’attività calcolatrice e razionalista nella quale la fortuna, invece di misurarsi alla condizione dell’uomo dipendeva solamente dalla sua intelligenza e dalla sua energia»[1] (P. Malanima, Economia preindustriale. Mille anni: dal IX al XVIII secolo, Milano, Bruno Mondadori, 2000, p. 563).
Borghesia. Città: I borghesi sono gli abitanti del borgo, ossia della città, con i suoi statuti, privilegi, le sue «libertà». Fino al Settecento, il termine indica i cittadini e le attività non agricole e commerciali, contrapposti al mondo rurale dominato dalla nobiltà e dal lavoro agricolo. Poi, dall’Ottocento, designa la classe degli imprenditori, degli industriali, detentori del capitale nel sistema capitalista. Le città europee non sono solo addensamenti di popolazione; ma anche centri di attività commerciali e produttive, e altresì di istituzioni, di culture giuridiche, religiose, amministrative e politiche complesse e originali. In Europa città più fitte, numerose, differenziate che in altre aree del mondo, uno dei caratteri originali dell’Occidente europeo. La borghesia ottocentesca vede nelle città il luogo della modernizzazione che ha permesso di uscire dal Medioevo (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, p. 348).
[1] H. Pirenne, Le città del Medioevo, Bari, Laterza, 1971, p. 84.