Borghese

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Borghese: è il cittadino privilegiato di una città. In Francia, […], il termine si diffonde solo verso la fine del secolo XVI o addirittura nel secolo dopo; decisamente è il Settecento che lo generalizzerà e la Rivoluzione farà la sua fortuna. In luogo di bourgeois, dove ce lo aspetteremmo e dove talvolta compare, l’espressione corrente è stata a lungo honorable homme, un’espressione che ha valore di test: designa chiaramente il primo scalino della promozione sociale, il dislivello difficile da superare fra la «condizione della terra», quella dei contadini, e quella delle cosiddette professioni liberali, che sono anzitutto le funzioni giudiziarie, quelle degli avvocati, dei procuratori, dei notai. Fra queste due condizioni, molti uomini di legge si sono formati presso un collega più anziano e non sono passati per l’Università, ma anche coloro che hanno ricevuto un insegnamento universitario, per lo più hanno fatto studi molto compiacenti. Appartengono anche a queste professioni onorevoli i medici e i chirurghi-barbieri, e fra questi sono rari i «chirurghi di Saint-Côme o di roba lunga», ossia usciti dalle scuole superiori. Si aggiungano i farmacisti, che spesso si trasmettono, come gli altri, le loro funzioni «all’interno di una medesima famiglia». Ma sul piano degli honorables hommes, pur non esercitando le professioni liberali, si collocano anche di pieno diritto i mercanti, intendendo preferibilmente (ma non esclusivamente) i negozianti. A Châteaudun, almeno in apparenza, vi è una differenza notevole fra il mercante borghese (il negoziante) e il mercante artigiano (il bottegaio) (F. Braudel, Civiltà materiale, economia e capitalismo (secoli XV-XVIII). II. I giochi dello scambio, Torino, Giulio Einaudi editore, 1981, p. 492).

Borghese: Nella lingua francese dell’XI secolo, per indicare gli abitanti delle città (bourgs) che godevano il diritto di essere liberi dalla giurisdizione feudale, si era coniato il termine burgeis, senza però attribuirgli una connotazione di «stato» come contadino o nobile: in una qualsiasi città tedesca, ci si poteva fregiare del titolo di Bürger semplicemente perché da generazioni la propria famiglia possedeva privilegi in quella città. Al senso giuridico del termine, verso la fine del Seicento cominciò ad aggiungersi un significato economico che descriveva il borghese come «colui che non apparteneva né al clero né alla nobiltà, non lavorava con le mani e possedeva mezzi indipendenti». Poco a poco lo slittamento dal significato giuridico a quello sociologico ed economico della parola – equiparabile per certi versi al nostro «ceto medio» – coincise con la sua dilatazione a tutte le lingue dell’Europa occidentale, «dall’italiano borghese allo spagnolo burgués, il portoghese burguês, il tedesco Bürger e l’olandese burger» (F. Moretti, Il borghese. Tra storia e letteratura, Torino, Einaudi, 2017, pp. 8-9 citato in M. Bellabarba, Le stratificazioni sociali, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018, p. 149).

 

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