Barbaro: Nei dizionari enciclopedici di età imperiale leggiamo che il termine barbarus, traslitterazione del greco bàrbaros, «anticamente designava qualsiasi popolazione che non fosse greca». In una prima fase della loro storia culturale i romani mantennero quest’uso (testimoniato per esempio in Plauto e in Catone), in seguito, con il consolidarsi di un’identità di popolo, il termine si estese a comprendere tutti i popoli che non erano greci né romani. Tuttavia le fonti letterarie rivelano la consapevolezza che nella concettualizzazione e nell’uso linguistico greco i romani rimangono pur sempre dei «barbari», che per i greci, ancora al tempo di Cicerone, il mondo continua a dividersi in greci e barbari (Cicerone, De re publica, 1, 58), che l’ateniese chiama i romani «alienigeni e barbari» (Livio 31, 29, 15). Barbarus in latino assume presto anche il significato traslato di «incolto» e «selvaggio», ma nell’uso degli scrittori latini, assieme ai termini della stessa famiglia lessicale (barbare, barbaricus, barbarismus, barbarizo), esso fa riferimento soprattutto al campo dei fenomeni linguistici, indicando forme impure o erronee, neologismi e volgarismi, in breve tutto ciò che si discosta dalla norma. Viene con ciò mantenuto il significato originario del greco bàrbaros e dei termini connessi: come sappiamo infatti da uno scrittore greco dell’età augustea, «la parola bàrbaros all’inizio fu una pronuncia onomatopeica riferita a persone che parlavano con difficoltà emettendo suoni duri e aspri, facendo ciò che i Greci indicavano, onomatopeicamente, con il verbo battarizein. E poiché i non Greci avevano questo modo di parlare, bàrbaros divenne un generico termine etnico, destinato a segnare una distinzione tra i Greci e gli altri popoli» (Strabone, 14, 2, 28). Questa accezione fu mantenuta nella tarda antichità e trasmessa al medioevo: attraverso il processo di cristianizzazione dell’impero barbaro passò a significare «non romano» e «non cristiano» (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 688).