Banian: A Madras e nel Bengala, in particolare, il bisogno di servizi di mediazione interculturale condusse alla formazione di una classe professionale di guide e consiglieri interculturali, chiamati dubash a Madras e banian nel Bengala. Il termine bengalese è mistificante, poiché richiama il gujarati vanya, che indica una casta di mercanti. Essa era, in realtà, l’origine ultima del termine, passato prima nel portoghese a significare qualsiasi mercanti indiano, e poi nell’inglese bengalese a indicare un agente personale indiano avente il compito di assistere negli affari commerciali un particolare funzionario o mercante europeo. Sembra che gli aristocratici Mogol abbiamo impiegato rappresentanti simili e lo stesso fecero senza dubbio i Portoghesi, saltando forse le elaborate fasi di sviluppo conosciute dall’istituzione del Bengala del XVIII secolo.[1] Il tipico banian di quel periodo fu qualcosa di più di un semplice mediatore; egli fu anche un capitalista e talvolta socio del suo principale europeo. Un antico stereotipo mostra il banian come persona di umili origini ascesa alla ricchezza e al potere attraverso la «collaborazione» con i Britannici. In effetti, spesso i banian fornirono il capitale iniziale a qualche funzionario della Compagnia delle Indie orientali intenzionato a mettersi in proprio nel commercio, dividendosi poi i profitti. Nel tardo XVIII secolo un funzionario inglese poteva far passare le merci possedute in proprio attraverso le dogane dell’impero Mogol, senza dover pagare i pedaggi imposti ai mercanti indiani. Questo privilegio, in origine, era appartenuto alla Compagnia delle Indie orientali solo per le merci di sua proprietà ma nel Bengala i dipendenti della Compagnia si erano assicurati il diritto al dastak, o timbro di esenzione, anche per le loro merci private. In queste circostanze, tanto il banian quanto il suo socio inglese trovavano fruttuosa la loro collaborazione. Il banian tipico si legava con un funzionario inglese alla volta, anche in seguito poteva passare ad un altro. Solitamente il banian era un benestante che aveva denaro da investire: cominciava dal livello più basso della gerarchia della Compagnia, per passare ai funzionari più via via che guadagnava in capitale e in esperienza. Con il tempo, egli poteva offrire i suoi servizi a un dipartimento governativo per le sue operazioni indiane, o addirittura a una casa di rappresentanza operante in attività interculturali per mandanti residenti all’estero. I banian che avevano maggior successo, alla fine si ritiravano dalle imprese in collaborazione per mettersi in proprio nel campo delle attività assicurative o bancarie.[2] Nel decennio 1760-70 e dopo, le case di rappresentanza cominciarono a fornire alcuni dei servizi che i banian avevano prestato in passato e continuavano ancora a prestare. Quando un dipendente della Compagnia giungeva per la prima volta in India, aveva bisogno della mediazione interculturale di un banian e del capitale indiano che un banian poteva fornire. In seguito, tuttavia, se aveva successo, preferiva ritornare in Inghilterra, e allora aveva bisogno di qualche espediente per riportare in patria il suo capitale, oppure di un modo per mantenerlo attivo in Oriente dopo la sua partenza. La casa di rappresentanza soddisfaceva questo bisogno. Essa poteva comprare o vendere merci in cambio d’una piccola commissione, poteva incassare o sborsare moneta in una varietà di valute, e poteva conservare le merci non deperibili fino a quando il proprietario ne ordinava la vendita o l’imbarco. Nel frattempo, questi poteva offrirle in garanzia per contrarre prestiti[3] (P. D. Curtin, Mercanti. Commercio e cultura dall’antichità al XIX secolo, Roma-Bari, Editori Laterza, 1988, pp. 180-181).
[1] P. Marshall, Masters and Banians in Eighteenth-Century Calcutta, in Blair B. Kling e M. N. Perason (a cura di), The Age of Partnership. Europeans in Asia before Dominion, Honolulu 1979; D. Basu, The Banian and the British in Calcutta, 1800-1850, in «Bengal Past and Present», n. 92 (1973), pp. 159-160.
[2] Ivi, p. 160; P. Marshall, Masters and Banians in Eighteenth-Century Calcutta, cit., pp. 195 sgg.
[3] H. Furber, Rival Empires of Trade in the Orient 1600-1800, Minneapoli 1976, pp. 189-200.