Banca/banco

– B –

Banca/banco: La parola banco deriva dal latino bancus, a sua volta una traduzione del greco (antico, conservato nel moderno) trapeza, col significato di tavolo, un semplice mobile dietro il quale un «banchiere» o «tavoliere» cambiava monete. Nel medioevo le tipologie del banco erano cinque: il banco da cambiavalute, il banco locale, il banco internazionale, il banco pubblico, il banco di pegno; ad eccezione del primo tipo, al cuore del banco era il credito, che «ungeva le ruote» del mondo degli affari. Il banchiere locale nacque dal semplice cambiavalute, il quale accettò depositi di denaro in conti risparmio e specialmente in conto corrente. Era sui conti correnti che il banchiera facilitava il sistema dei pagamenti, addebitando una parte di una transazione e accreditando l’altra, senza che ci fosse un passaggio di monete «sonanti» tra le due; con il denaro in esubero ai bisogni quotidiani lasciato dai clienti egli poteva fare prestiti (anche attraverso lo scoperto) e investire. Quando il sistema dei banchi privati non effettuava più adeguatamente il servizio di facilitare i pagamenti, cruciale per il funzionamento del mercato, le autorità a volte (era il caso innanzitutto di Barcellona nel 1401 e di Genova nel 1408) istituirono un banco pubblico che aveva quella funzione primaria. Dal cambio internazionale attraverso il traffico in lettere di cambio – che facilitavano i pagamenti a distanza, in altre valute, senza necessità di trasportare monete – nacque il banco internazionale, gestito da un mercante banchiere, una figura che, come dice il nome, era allo stesso tempo un mercante all’ingrosso, su lunghe distanze, e un operatore in lettere di cambio; esempi noti sono i Bardi e i Peruzzi nel Trecento, i Medici nel Quattrocento. Le lettere di cambio, chiamate anche cambiali, erano allo stesso tempo strumenti di credito – i cui interessi venivano calcolati sui tassi di cambio – a favore di altri mercanti operanti sulle stesse piazze da Londra a Costantinopoli, da Barcellona a Lubecca, oltreché in Italia; i mercanti banchieri erano per lo più italiani, organizzati all’estero in nationes o colonie di originari delle principali città italiane; il linguaggio tecnico della contabilità e del banco – ancora oggi nella altre lingue europee – è di origine italiana. Se gli italiani operanti oltralpe venivano spesso sussunti sotto il termine spregevole di «lombardi», qualunque fosse la loro origine, il termine fu utilizzato specialmente per i prestatori su pegno. Il loro mestiere, necessario ma odiato, abbisognava una licenza da parte delle autorità locali, le quali fissavano anche il tetto legale degli interessi; la licenza dava diritti monopolistici. La fama di «quei lombardi cani», visti come sanguisughe, era pessima, come risulta bene dalla prima novella del Decameron del Boccaccio. I «lombardi» erano spesso concorrenti sul territorio, ma non nello stesso luogo, di prestatori ebrei. Nell’Italia del Quattrocento il tentativo, guidato dai francescani osservanti, di cacciare gli ebrei prestatori dalle città e dai villaggi, culminò nell’istituzione del Monte di Pietà, un banco di prestito su pegno a bassi tassi d’interesse che dovevano solo coprire le spese d’amministrazione. Nei fatti, i Monti, costretti da molte limitazioni e da giochi di potere, non riuscirono a soppiantare i prestatori ebrei e divennero nel Cinquecento dei banchi pubblici (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 687).

 

Torna al Dizionario storico

Torna alla Home