Autocrazia

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Autocrazia: Forma di potere politico teorizzata per l’Impero russo, che non riceve legittimità dalla Chiesa ma direttamente da Dio, sebbene attraverso la Chiesa, ma solo come tramite. Si giustifica dunque da sé, e quindi prevede la sottomissione della Chiesa e di ogni altra gerarchia e istituzione. Dopo la caduta di Costantinopoli Ivan III rifiuta l’investitura papale a imperatore d’Oriente. […] Si dava molta importanza a una frase di san Paolo, tratta dall’epistola ai romani: «Non c’è nessun potere che non discenda da Dio», una frase sulla quale molte altre società potevano concordare (sostituendo, nelle civiltà politeiste, gli Dèi o il Cielo o il Sole a Dio). Questa frase esprimeva il bisogno di considerare l’autorità suprema come metafisica, non negoziabile, super partes, estranea e superiore alla politica. Il principio generale del potere era insomma percepito come se non fosse un prodotto, un manufatto delle società umane, ma venisse agli uomini dall’alto. E per questo non lo si poteva contestare. Se mai la sovranità doveva cambiare, questo poteva avvenire solo per volontà divina. La particolarità storica dell’Europa occidentale era che la linea attraverso la quale discendeva da Dio si era sdoppiata, per così dire. Il potere politico, o «temporale», apparteneva all’imperatore, o ai re che pretendevano di considerarsi svincolati dall’autorità imperiale («Il re è imperatore nel suo regno», si diceva in Francia). Il potere spirituale, invece, competeva al papa. L’imperatore occidentale, invece, non era un semidio, un figlio del Cielo, un successore di un qualche profeta. Non era neppure un «autocrate», come in Oriente, che fondava cioè «il potere su se stesso», ma esercitava la sua parte di autorità divina, il governo politico sol perché l’altra parte, il papa, lo sosteneva e lo legittimava. […] Nel 1503 un grande concilio, convocato da Ivan III, discusse il problema del rapporto fra potere spirituale e temporale. Ne uscì una soluzione in linea con la tradizione orientale. Alla Chiesa restavano le sue ricchezze, in cambio di un appoggio attivo alla politica del principe autocrate. Il sovrano russo cominciò a fregiarsi del titolo di cesare, o «zar»: un imperatore. Si attribuiva da sé questo titolo, e non lo riceveva dalla Chiesa. L’imperatore ottomano e quello russo, pur diversissimi, non foss’altro che per la religione, avevano in comune un’idea di potere supremo, senza condivisioni né rivalità, senza pluralismi giuridici né riconoscimenti reciproci (P. Viola, L’Europa moderna. Storia di un’identità, Torino, Einaudi, 2004, pp. 49, 69, 347-348).

 

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