Arianesimo: L’ambiente del cristianesimo orientale fu vivaio di elaborazioni dottrinali di grande rilievo intellettuale che, tendendo ad adattare i principi della fede ai gusti della speculazione filosofica ellenistica, provocarono il sorgere di conflitti e discordie da cui l’unità dell’episcopato cristiano fu irrimediabilmente minata. Per risolvere le difficoltà insite nell’affermazione cristiana di un’unica sostanza divina articolata in tre persone, Ario (250-336 ca.), membro influente del clero di Alessandria, proclamò che il Figlio non era della stessa sostanza del Padre, bensì di sostanza simile. Una tale affermazione, se contribuiva a preservare lo stretto monoteismo del dettato cristiano, sembrava tuttavia sminuire la divinità del Cristo al punto da compromettere il valore salvifico del sacrificio sulla croce. Malgrado la condanna subita nel 325 durante il primo concilio ecumenico di Nicea, la dottrina di Ario si diffuse, grazie alla predicazione del vescovo Ulfila, soprattutto nelle popolazioni germaniche presso le quali l’arianesimo divenne il simbolo della loro indipendenza dalla giurisdizione imperiale. Tuttavia, in seguito alle persecuzioni antiariane condotte in Italia da Giustino e Giustiniano nel secolo VI, e del pari alle conversioni alla fede nicena dei franchi nel 496 e dei visigoti in Spagna alla fine del sec. VI, l’arianesimo cessò di fatto di esistere (Alcune parole chiave della storia medievale, in Storia medievale, lezioni di E. Artifoni et al., Roma, Donzelli, 1998, p. 685).
Arianesimo: prende il nome dal suo fondatore, il prete di Alessandria Ario, e fu condannato già dal concilio di Nicea nel 325. Esso sostiene che Padre e Figlio non sono della stessa sostanza, poiché il Figlio è stato creato dal nulla e non è coeterno con il Padre, ma piuttosto sua manifestazione. Tale eresia, benché ben presto messa al bando, ebbe grande diffusione tra le popolazioni barbariche (Goti, Svevi, Burgundi, Longobardi), convertiti al cristianesimo da preti ariani (G. Garbarino, Luminis orae. Letteratura e cultura latina. 3. Dalla prima età imperiale ai regni romano-barbarici, con la collaborazione di Sergio A. Cecchin e Laura Fiocchi, Milano – Torino, Paravia – Pearson Italia, 2015, pp. 600-601).