Archivio: La raccolta degli atti di un ente o di un individuo costituitosi durante lo svolgimento della sua attività e conservata per il conseguimento degli scopi giuridici, politici e culturali di quell’ente o individuo (E. Casanova, Archivistica, Siena, Stabilimento arti grafiche Lazzeri, 1928, p. 19).
Archivio: Chiameremo archivio il complesso degli atti spediti e ricevuti da un ente o individuo per il conseguimento dei propri fini o per l’esercizio delle proprie funzioni (G. Cencetti, Sull’archivio come “Universitas Rerum”, in «Archivi», 4 (1937), p. 6).
Archivio: Il complesso delle carte prodotte e acquisite, secondo uno spontaneo nesso originario di contenuto e di competenza, da un’amministrazione nell’esercizio dell’attività, esplicata per il raggiungimento delle proprie finalità pratiche o per l’espletamento delle proprie funzioni. (G. Plessi, L’Archivio, in Questioni di archivistica e Scienze Ausiliarie della Storia, Bologna, Pàtron, 1972, p.8).
Archivio: Un archivio in senso proprio è il complesso delle scritture, od altre forme di documentazione, prodotte e ricevute, o comunque acquisite, da un ente, istituto, ufficio, individuo o famiglia, durante l’esercizio dell’attività svolta per l’espletamento delle proprio funzioni e/o per il raggiungimento delle proprie finalità pratiche. Esso è conservato in genere dallo stesso soggetto che lo ha prodotto, o dai suoi successori o aventi causa, oppure da istituti all’uopo deputati dallo Stato (archivi in senso lato), vuoi come memoria e strumento per la prosecuzione della suddetta attività, vuoi per la residua strumentalità giuridica dei documenti che lo compongono, vuoi infine come patrimonio culturale nella misura in cui questi ultimi siano ritenuti fonti attuali o potenziali per la ricerca storica (F. Valenti, Scritti e lezioni di archivistica, diplomatica e storia istituzionale, a cura di Daniela Grana, Roma, Ministero per i Beni e le Attività Culturali – Ufficio Centrale per i Beni Archivistici, 2000, pp. 151-152).
Archivio: La parola archivio deriva dal sostantivo greco “archeion” che indica il palazzo dell’”archon” (magistrato, colui che governa), entro il quale era conservata la documentazione prodotta dal magistrato stesso in ragione delle sue funzioni. La parola transitò nella lingua latina, divenendo arcivum o archivum o archivium ed assumendo un duplice significato: 1. Insieme di documenti; 2. Locale ove i predetti documenti erano conservati. Tale doppio significato (insieme ad altri che la parola ha poi assunto) è successivamente transitato nell’odierna lingua italiana ed in molte altre lingue europee: archives (pl.) in inglese e francese, Archiv in tedesco, archivo in spagnolo. Per indicare l’archivio i latini si avvalsero anche altri vocaboli come tabularium, chartarium e scriniarum, mentre, ad indicare i mobili entro cui erano riposti i documenti, si avvalsero delle parole archarium (corrispondente all’italiano arca o cassa) e armarium, da cui l’italiano armario o armadio. In qualche autore latino, però, i vocaboli archarium ed armarium vengono utilizzati per denotare l’archivio nel suo insieme (L. Londei, Elementi di archivistica, Roma, Jouvence, 2003, p. 45).