Alienazione

– A –

Alienazione: Termine impiegato in vari contesti per indicare: a) la cessione di una proprietà con un atto giuridico; b) l’attribuzione ad altri di qualità che appartengono all’uomo; c) uno stato di alterazione della mente, con particolare riferimento alla disgregazione della personalità, alla «depersonalizzazione» dell’Io (oggetto di studio della psichiatria); d) una condizione di estraneazione da se stessi, di perdita della propria identità, di ciò che si è o si potrebbe essere, se non sussistessero determinate cause «alienanti»; e) la subordinazione di fini che riguardano l’integrità dell’uomo – la sua formazione, la sua autorealizzazione – al conseguimento di obiettivi di carattere economico o politico (la ricchezza, il profitto, il potere); f) la perdita di identità culturale da parte dell’individuo che si trova sradicato dalla propria cultura (come l’emigrante) (R. Marchese, Alienazione, in R. Marchese-B. Mancini-D. Greco, Stato e società. Dizionario di educazione civica, coordinamento di Riccardo Marchese e Bruno Mancini, Scandicci, La Nuova Italia, 1998, p. 8).

Alienazione: Il termine Alienazione, che in diritto significa «vendita», «cessione», «trasferimento di proprietà di un bene» e in psichiatria «perdita di sé», «follia», in filosofia è entrato nell’uso da Hegel in poi; con esso si allude al processo per cui il soggetto diventa estraneo a sé e ai prodotti della sua attività. In Georg Friedrich Hegel (1770-1831) l’Alienazione o estraniazione (die Entfremdung) è data dall’oggettivazione materiale e storica dello Spirito, il quale però solo apparentemente esce da sé, per cui è inevitabile il superamento dialettico (die Aufhebung) dell’Alienazione, grazie al quale lo Spirito recupera integralmente se stesso nel sapere assoluto. Ludwig Feuerbach (1804-172), rovesciando il rapporto tra pensiero ed essere per Hegel «l’assoluto prius» è l’idea) e rivendicando l’esistenza di un’oggettività naturale indipendente dallo Spirito, ridefinisce l’Alienazione nei termini di un trasferimento che gli uomini compiono della propria essenza generica in Dio, da cui si fanno dipendenti. L’Alienazione, che in Hegel aveva uno sbocco positivo, e che si traduceva in definitiva in un arricchimento dello Spirito, per Feuerbach è fatto del tutto negativo, in quanto consiste in un’ipostatizzazione (trasformazione di un concetto in qualcosa di reale), per cui l’uomo adora il proprio essere senza saperlo, in una scissione e in un impoverimento umani. Il superamento dell’Alienazione non può che essere, coerentemente, l’ateismo. Karl Marx (1818-1883) utilizza il concetto di Alienazione per condurre la sua critica al capitale e all’economia capitalistica. L’apprezzamento del lavoro come specificità dell’ente uomo comporta, contro Hegel, una valutazione positiva dell’oggettivazione, se riferita all’uomo (è naturale e giusto che egli si oggettivi nella trasformazione della natura); l’oggettivazione diventa Alienazione quando nel lavoro salariato l’uomo (l’operaio) non si riconosce più nella sua attività e nel suo prodotto. Ma siccome «la trasformazione della natura inorganica è la riprova che l’uomo è un essere appartenente ad una specie […] il lavoro estraniato strappando all’uomo l’oggetto della sua produzione, gli strappa la sua vita di essere appartenente ad una specie […] e muta il suo primato dinanzi agli animali nello svantaggio consistente nel fatto che il suo corpo inorganico, la natura, gli viene sottratta» (Manoscritti economico-filosofici del 1844). Si ripete ad altri livelli la dinamica feuerbachiana dell’Alienazione; come nella religione l’uomo creando Dio impoverisce se stesso e diventa dipendente dal suo prodotto, così l’operaio nella società capitalistica si impoverisce creando quel capitale che finisce col dominarlo. Marx affianca alla teoria dell’Alienazione una teoria del feticismo delle merci. Il lavoro alienato comporta separazione («i lavori sono eseguiti indipendentemente l’uno dall’altro»); la socialità viene allora delegata alle merci, allo scambio sul mercato: il rapporto sociale tra le persone si presenta per così dire rovesciato, come rapporto sociale tra le cose (reificazione); la merce assume il ruolo del feticcio in quanto appare dotata di valore, rimanendo occulti i rapporti sociali (umani) che tale valore hanno prodotto (Il Capitale, I, La merce, 4). I concetti di Alienazione e di feticismo sono stati ampiamente ripresi nel ‘900 dalla sociologia e dalla filosofia di orientamento marxista. In particolare György Lukács (1885-1971) ha integrato le riflessioni di Marx con alcune teorie contemporanee espresse da Weber, Simmel e Bergson, mostrando come feticismo e reificazione si siano generalizzati con l’universalizzazione della produzione (capitalistica) di merci, che ha assunto il volto della razionalità formale intesa a massimizzare i risultati attraverso la frantumazione, la meccanizzazione e la spersonalizzazione del lavoro. In questa prospettiva i pensatori della Scuola di Francoforte imposteranno una radicale teoria critica dell’Alienazione umana nella società delle tecnologie del capitalismo maturo (Dizionario di Filosofia, a cura di P. Rossi, Milano, La Nuova Italia, 2004, pp. 5-6).

 

Torna al Dizionario storico

Torna alla Home