Accentramento

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Accentramento: Si ritiene che il processo di accentramento politico e amministrativo sia una caratteristica di fondo dello Stato moderno dal XVI secolo in poi. L’antico regime comunque non crea una legge uguale per tutti e tanto meno un’unica amministrazione, nonostante gli sforzi dell’assolutismo illuminato settecentesco. È questo invece l’effetto della Rivoluzione francese, che esporta in buona parte dell’Europa un modella di amministrazione accentrata. Nell’applicazione italiana che trionfa dopo il 1861 (ma che aveva già vissuto grandi successi negli Stati preunitari) il territorio viene diviso in province, ognuna delle quali ha una propria città-capoluogo ed è governata da un funzionario di nomina governativa, il prefetto. Si tratta di una grande innovazione rispetto ad un passato in cui ogni città aveva una propria particolare condizione giuridica, che a sua volta era diversa (e spesso gerarchicamente superiore) a quella del contado, cioè della campagna circostante. Al prefetto era affidato anche il compito di «vigilare» sulle amministrazioni locali. Questo «modello francese» confliggeva alquanto con quello, di origine anglosassone, basato sul self-government, cioè sull’autogoverno delle comunità locali, anche se l’introduzione del principio elettivo determinò un latente conflitto tra il sistema verticale di potere che dall’alto al basso si identificava nel sindaco. Ecco perché nei sistemi di tipo francese all’accentramento si contrappone il decentramento, che il più delle volte implica l’idea di un trasferimento di competenze dalle strutture verticali dell’amministrazione centrale agli enti locali, al fine di avvicinare le istituzioni al cittadino (Alcune parole chiave della storia contemporanea, in Storia contemporanea, lezioni di A. M. Banti et al., Roma, Donzelli, 1997, p. 635).

 

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