CONSULTE, RAPPRESENTANZE, progetti per l’economia del Regno di Napoli. I. 1734-1739, a cura di Daniela Ciccolella, Alida Clemente e Biagio Salvemini, Roma, CNR Edizioni, 2021, XXV+984 pp., ISBN 9788880804451.
Consulte, rappresentanze, progetti per l’economia del Regno di Napoli è un volume edito dal Centro Nazionale delle Ricerche e finanziato dal programma PRIN 2015 (Progetti di ricerca di Rilevante Interesse Nazionale). È parte del più ampio progetto di ricerca Alla ricerca del “negoziante patriota”. Mercantilismi, moralità economiche e mercanti dell’Europa mediterranea (secoli XVII-XIX) dell’Unità di ricerca di Napoli con sede presso l’Università degli Studi di Napoli ‘L’Orientale’.
Il primo volume edito dall’equipe di ricerca è dedicato alla pubblicazione di documenti d’archivio prodotti nel Regno di Napoli dagli apparati centrali del governo borbonico negli anni dal 1734 al 1739. Si tratta di una ricerca di tipo intensivo in cui i soggetti istituzionali sono ben definiti, gli anni sono circoscritti e la selezione riguarda un gruppo delimitato di fonti per un totale di 330 testi pubblicati che riguardano il commercio nel Regno di Napoli: consulte (pareri richiesti dal sovrano in vista della produzione di norme), rappresentanze (documenti prodotti di propria iniziativa da diversi soggetti istituzionali), relazioni di consoli, suppliche, rapporti tecnici, progetti di terzi o di organi periferici o anche proposte da parte di chi vuole ottenere nomine o privilegi.
Oltre all’importanza di avere un’opera che raccoglie un numero rilevante di documenti d’archivio, il volume contribuisce a sviluppare il tema del mercantilismo nel Settecento, contestualizzando il fenomeno senza preconcetti o etichette dottrinarie, cercando di cogliere le specifiche caratteristiche del XVIII secolo ed evitando un approccio formalistico spesso tipico della storia delle istituzioni. La selezione e l’edizione dei testi cerca inoltre di rappresentare il momento di «ansiose, variegate e contraddittorie sperimentazioni del potere, che i governi degli Stati territoriali realizzano sul terreno della regolazione del commercio» (p. IX).
I documenti trascritti sono parte di un «ambito vasto della produzione e dello scambio mercantile la funzione regolatoria delle sue secolari forme di autogoverno e degli istituti di risoluzione dei conflitti di natura sovranazionale e consuetudinaria, e che va assumendo un ruolo preminente fra le arti del buon governo degli stati territoriali e le giustificazioni dell’esercizio politico» (p. IX). È questo il momento in cui il commercio perde la “autonomia” avuta nei secoli precedenti e la “sovranazionalità” per entrare a far parte della vita degli stati, diventando materia politica. Sono gli anni in cui è ormai consolidato il binomio “commercio-pubblica felicità”.
L’esercizio del potere politico, che nelle carte d’archivio ha la sua efficace espressione, si manifesta sul commercio elaborando nuove tecniche di controllo e di comando «investendo ambiti, corpi e individui considerati immuni, titolari di territorialità dilatate o minori non coincidenti con la territorialità principesca e dense di istituzioni, consuetudini, simboli» (p. IX).
Dalle fonti edite – ed è questo il merito del volume – è possibile evincere che l’interesse del potere nei confronti del commercio rende esplicito il sostegno alla «liceità dell’interesse e del profitto», ovviamente sempre in nome «della gloria del principe e della pubblica felicità». Sebbene il Settecento sia il momento in cui si allarga la sfera politica per il fine della pubblica felicità, nuove forme di limitazione del potere sovrano sorgono e si ripropongono «circuiti spaziali costruiti dalle pratiche mercantili, […] diversi da quelli statuali, e quindi posti in parte al riparo dal diritto positivo del proprio sovrano e soggetti a una molteplicità di autorità legislative che ricreano di fatto ambiti di immunità» (p. X).
Si affermano nuove “tecnologie del potere”, espressione del diritto positivo, il quale si manifesta in un «apparato minaccioso di obblighi e sanzioni». Le suddette “tecnologie” pretendono di «regolare» ogni aspetto, sempre più minuto della vita economica. Si tratta di un diritto pervasivo, che invade ogni spazio, anche quello della “polizia” o della “amministrazione”. Esse si avvalgono però del compromesso, che denota un’applicazione elastica di controlli, obblighi e sanzioni a volte poco efficaci.
I documenti editi nel volume, curato da Daniela Ciccolella, Alida Clemente e Biagio Salvemini, esprimono quindi “spazi di sovranità”, detenuti a diverso titolo ma con poca chiarezza: «cioè nella delega di una parte consistente della capacità potestativa del principe ad apparati periferici spesso alienati o infeudati – dogane, uffici di sanità, corti di giustizia, poteri locali – dove si costruisce una zona grigia di negoziazioni, accomodamenti, sovrapposizioni, scambi di ruoli fra uomini delle istituzioni e uomini del mercato» (p. X). Questi spazi di sovranità non sono quindi calati dall’alto ma sono luoghi di «negoziazione corale», soprattutto laddove non esistono «luoghi formalizzati di produzione legislativa», come i parlamenti. Queste “nuove tecnologie del potere” si poggiano pertanto su ordinamenti senza una certezza o una vera propria definizione o legittimazione.
Quest’opera getta luce anche sulla figura del mercante, che troppo spesso appare nella storiografia come soggetto fornito «di apparati motivazionali rudimentali» e che agisce «sulla base di un calcolo del loro profitto individuale limitato solo dall’incertezza e dalla scarsezza dell’informazione» (p. XI). Eppure attraverso queste fonti edite emergono delle «figure di compromesso», che sono rese plasticamente dall’espressione «negoziante patriota». Espressione che può apparire apertamente contraddittoria ma che esprime una sua peculiarità, in quanto soggetto «protagonista di traffici a lunga distanza svincolato dall’appartenenza corporativa, capace di agire proficuamente in spazi congruenti con quelli del principe ma anche di collocarsi in una dimensione auto-normata, di ottenere la protezione sovrana e, al tempo stesso, di rivendicare la propria autonomia dal controllo biopolitico» (pp. XI-XII).[1]
Dall’opera emergono documenti dalla natura “composita” e “intima”, poiché non sempre legati a progetti ordinamentali, ma che portano a conoscenza riflessioni e lunghi processi decisionali. Nei documenti viene dato spazio a «soggetti potenzialmente capaci di processare le informazioni e predisporre gli atti autoritativi del sovrano sulla base di saperi per così dire universalizzanti, che tendono ad esorbitare dai giochi conflittuali e negoziali della società civile» (pp. XIII-XIV). Ciò rende tali saperi compatibili con il concetto di pubblica felicità.
Merito del volume è quindi quello di portare alla luce dagli archivi l’interventismo del Regno di Napoli. Inoltre, si possono identificare alcuni fenomeni da queste carte edite:
- individuazione del commercio come ambito strategico per l’interesse pubblico e le finanze statuali
- individuazione del commercio come luogo di espressione legittima di interessi individuali, sia pure da “moralizzare”
- affermazione della potestà sovrana come produttrice di comando che tenta di imporsi sul pluralismo delle giurisdizioni di Antico Regime;
- coinvolgimento dei saperi del commercio nel processo di elaborazione della decisione politica (p. XV).
L’obiettivo dell’opera appare allora nella sua importanza, ossia quello di creare un meta-archivio che metta in evidenza una modalità discorsiva connessa ai processi decisionali in materia economica. Per questo motivo, nell’opera, la raccolta dei documenti non rispecchia la configurazione archivistica da cui essi sono tratti, ma che ricostruisce il funzionamento e la dinamica del potere nella sua “sperimentazione” durante i primi anni della monarchia borbonica. Al fine di ciò sono evidenti le scelte del progetto editoriale: inserire i testi dentro i processi che li generano e che si concludono idealmente con una decisione, inserire i testi anche non strettamente istituzionali. Quest’opera consente di cogliere i tentativi della potestà sovrana di affermarsi sul pluralismo giuridico di antico regime, sottolineando però il coinvolgimento dei saperi tecnici differenti da quello giuridico-amministrativo nel processo di elaborazione della decisione politica.
Dotata di un robusto ed essenziale apparato di guida ai testi, l’opera si presta con autorevole dignità per importanza fruibilità alla consultazione per fini storiografici. Interessante è infine la scelta critica di dotare ogni testo di «parole chiave» le quali servono per indicizzare i testi per ambiti di ricerca, semplificano la varietà delle materie e aggregano le “questioni” utili a cogliere i temi essenziali del testo. Dopo l’ampia Introduzione ai testi: fonti, criteri, apparati (pp. 1-12) infatti sono presenti: Abbreviazione (p. 13); Monete, pesi e misure (pp. 15-17); Gli autori dei testi (pp. 19-39). Dopo i documenti trascritti sono pubblicati i Quadri sinottici delle fonti (pp. 928-932). È presente anche un’Appendice. Materiali relativi alla Giunta del Commercio (pp. 917-927). Notevole è l’apparato degli indici: Indice dei testi (pp. 935-950); Indice delle figure (pp. 951); Indice analitico (pp. 952-984).
L’edizione digitale è in Gratis Open Access al link https://www.ismed.cnr.it/it/consulte-rappresentanze-progetti-per-l-economia-del-regno-di-napoli-i-1734-1739-a-cura-di-d-ciccolella-a-clemente-b-salvemini.
Pietro Simone Canale
[1] Sul concetto di biopolitico vd. J.-P. Hirsch, Les deux rêves du commerce. Entreprise et institution dans la région lilloise (1780-1860), Paris, EHESS, 1991.