Peter MOORE, La conquista della meteorologia. I pionieri che seppero guardare al futuro, trad. it. Stefano Spila, Roma, Nutrimenti, 2018, 527 pp., ill., (Igloo, 71), ISBN 978-88-6594-568-1.
Il libro di Peter Moore, giornalista e docente di scrittura creativa a Oxford e alla City University of London, è un’interessante e avventurosa spedizione alla scoperta dei pionieri della meteorologia. Pubblicato nel Regno Unito nel 2015 da Farrar Straus & Giroux, il volume arriva in Italia nel 2018 per i tipi di Nutrimenti, casa editrice romana indipendente nota per le sue pubblicazioni di saggistica, narrativa, di racconti di mare e di vela.
La conquista della meteorologia racconta la nascita della meteorologia moderna attraverso le vite degli uomini che dedicarono all’osservazione del cielo, all’ascolto del vento e alla contemplazione quasi mistica della formazione della rugiada, i loro sforzi, le loro energie e le loro finanze, non sempre con il meritato riconoscimento.
La meteorologia, scienza complessa e anomala in quanto slegata dai criteri di classificazione e riproducibilità in laboratorio tipici delle scienze esatte e rivolta al futuro e alle previsioni, era rimasta alla fine del Settecento e per tutto l’Ottocento ancorata alla tradizione e all’approssimazione aristotelica, nonostante la fisica di Aristotele fosse ormai stata superata con la rivoluzione scientifica del Seicento. Ciò ne faceva pertanto un terreno vergine per lo studio e la speculazione scientifica.
I primi grandi sforzi di conoscenza del cielo “sublunare” e dell’atmosfera si concentrarono in Inghilterra, che, nei secoli interessati dalla narrazione, controllava di fatto i mari e gli oceani di tutto il mondo. La meteorologia si impone quindi come necessità di conoscere i venti e di prevedere le tempeste al fine di assicurare i trasporti marittimi, garantire le vie commerciali e limitare la perdita di uomini e di capitali a causa dei naufragi. Non è un caso che i due principali “ciceroni” che accompagnano il lettore in questa entusiasmante spedizione, Beaufort e FitzRoy, siano stati uomini di mare.
Sir Francis Beaufort (1774-1857), idrografo, scienziato, navigatore e ammiraglio inglese, fu l’ideatore della scala per la misura dell’intensità del vento, da lui proposta nel 1806 e adottata internazionalmente nel 1926. Egli fu il mentore di Robert FitzRoy (1805-1865), scienziato, navigatore e inglese e primo direttore dell’ufficio meteorologico inglese. L’ammiraglio FitzRoy, più noto per essere stato il capitano della Beagle, la nave della spedizione in cui Charles Darwin elaborò la teoria dell’origine e dell’evoluzione delle specie, fu, invece, il vero pioniere della meteorologia e delle previsioni. La sua vita, fino alla tragica conclusione con un colpo di lama alla gola, accompagna il lettore tra tempeste, cicloni, venti e previsioni più o meno attendibili. Nonostante gli insuccessi e le critiche ricevute, FitzRoy fu in grado di mettere in piedi la prima vera macchina di previsioni e di bollettini meteorologici, i quali divennero ben presto popolari nel Regno Unito.
Il libro espone, con intensità e un certo lirismo, le scoperte e i progressi avvenuti nel XIX secolo nel campo della meteorologia: le teorie di William Reid e William Redfield sui cicloni e gli uragani; l’identificazione degli anticicloni da parte di Francis Galton; le “epiche” ascensioni in pallone di James Glaisher per studiare l’atmosfera; la classificazione delle nuvole di Luke Howard e i meravigliosi dipinti di nuvole in moto e cieli sconfinati del pittore John Constable. È bene dire però, che il libro non tiene conto di quello che succedeva nello stesso tempo in altre parti d’Europa e del mondo nel campo di questa scienza, ad eccezione degli Stati Uniti.
Questa storia affascinante della meteorologia si legge, quindi, come un romanzo, pur essendo una scrittura rigorosa e dettagliata e ricca di informazioni, ma costruita con eleganza in cui si percepiscono positivamente il fervore e l’eccitazione di questi uomini intenti a comprendere e a spiegare le leggi della natura. La traduzione italiana, tuttavia, pecca forse nel non avere dato risalto e giusta identità alle varie parti del libro (citazioni di opere scientifiche dell’Ottocento, epistolari privati, cornice e riflessioni dell’autore).
La conquista della meteorologia si presenta come una grande narrazione e si divide in quattro parti: Osservare (pp. 25-144); Contestare (pp. 145-250); Sperimentare (pp. 251-375); Credere (pp. 376-482). Venti Occidentali (pp. 483-503), invece, si pone a conclusione del libro. Nell’epilogo, che guarda al presente e al futuro, Peter Moore dà spazio alla sua conversazione con la scienziata del Met Office (il servizio meteorologico del Regno Unito) Dame Julia Slingo. Alla scienziata vengono poste alcune domande sui cambiamenti climatici odierni, alle quali seguono altrettante importanti riflessioni. Il libro è corredato, inoltre, da Le stelle della galassia meteorologica di FitzRoy (pp. 505-511), una breve appendice biografica sui «nomi importanti che hanno dato grandi contributi alle conoscenze meteorologiche oggi disponibili» (p. 505); un Indice delle immagini (pp. 512-513) e una Bibliografia (pp. 514-527).
Pietro Simone Canale
