Michel PASTOUREAU, Les signes et les songes. Études sue la symbolique et la sensibilité médiévales, Firenze, SISMEL-Edizioni del Galluzzo, 2013, ill., 405 pp. (Micrologus’ Library, 53), ISBN 978-88-8450-483-8.
I segni e i sogni. Studi sul simbolismo medievale è il titolo della raccolta di saggi di Michel Pastoureau, direttore della sezione di Scienze storiche e filologiche dell’École pratique des hautes études di Parigi, e docente dal 1982 la cattedra di Storia del simbolismo occidentale. I 18 saggi, scritti tra il 1992 e il 2012 dall’autore, sono suddivisi in cinque sezioni. Ogni sezione affronta un oggetto tipico del simbolismo medievale, che ritroviamo non solo nell’iconografia, ma anche nelle opere letterarie, teologiche, scientifiche, ma anche nel linguaggio comune e nei costrutti mentali del medioevo: animaux, végétaux, couleurs, corps e objects (animali, piante, colori, parti del corpo e oggetti).
Il problema centrale del libro è ripercorrere la storia degli emblemi e dei simboli, della mentalità e della sensibilità, della rappresentazione e dell’immaginario collettivo del tempo. La storia dei simboli è pertanto una materia complessa, difficile da definire per noi che non siamo donne e uomini del Medio Evo, proprio perché il simbolo è un modo di pensare così inserito nell’immaginario, tanto da apparire come un elemento naturale per gli autori del Medio Evo, che non avevano quindi la necessità di avvisare il lettore o di istruirlo alla comprensione dei simboli.
Il latino è la lingua del simbolismo e si presenta in questi studi la difficoltà delle lingue volgari nel riuscire a rendere la ricchezza lessicale del latino, come emerge dall’esempio citato dall’autore nella Présentation (pp. VII-XI): «quand dans un même texte, le latin utilise tour à tour dea mots comme signum, figura, exemplum, memoria, similitudo, tous termes qui en français moderne peuvent se traduire par ‘symbole’, il ne le fait pas indifféremment mais au contraire choisit ces mots avec soin et introduit entre eux des nuances importantes» (p. VIII). E spiega anche la differenza tra emblema – che è segno identitario di un individuo o di un gruppo di persone, come una famiglia – e simbolo, che è sempre legato a un’entità astratta, un’idea, una nozione, o unconcetto, e che oggi tendiamo ad usarli senza distinguo come sinonimi.
La storia dei simboli è quindi una disciplina in divenire e gli studi proposti in questa raccolta, ed è lo stesso Michel Pastoureau a dirlo, non hanno la pretesa di essere un trattato sui simboli medievali, né di definire gli ambiti e gli oggetti della storia del simbolismo medievale, anche perché la materia non può essere affrontata appiattendo i mille anni di storia del Medio Evo, come se epoca carolingia e Trecento fossero la stessa cosa. Questi saggi vogliono portare invece l’attenzione su alcune nozioni di base e cogliere i principali livelli di significato nella lettura dei simboli e per questo motivo sono uno strumento utilissimo.
Alla fine del libro l’Index des nome de personnes et de lieux (pp. 389-398), l’Index analytique (pp. 399-403) e l’Index des manuscrits (p. 405).
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata in «Mediaeval Sophia», 17 (2015), pp. 318-319.
