Rosario LENTINI, L’invasione silenziosa. Storia della Fillossera nella Sicilia dell’800, Palermo, Torri del Vento, 2015, 205 pp., ill., (L’Agave, 3), ISBN 978-88-97373-77-3.
Un insetto può cambiare la storia, basti pensare alla Xenopsylla, la pulce che trasmette il batterio della peste. Tuttavia i casi di epidemie veicolate da insetti non si limitano soltanto a danneggiare l’uomo in maniera diretta (malattie e in taluni casi morte, con drammatiche conseguenze demografiche), ma possono interessare anche le attività economiche dell’uomo, quali l’allevamento e l’agricoltura. È il caso, ad esempio, della pebrina nel 1860 che determinò la fine della gelsibachicoltura in Sicilia.
Il libro di Rosario Lentini ricostruisce la vicenda siciliana della Phillossera devastatrix che colpì la Vitis vinifera in Europa nella seconda metà dell’Ottocento, causando una grave crisi nel settore vitivinicolo, che riguardò non soltanto i proprietari delle vigne, ma anche braccianti, salariati, mezzadri, affittuari e imprenditori di aziende enologiche.
L’invasione silenziosa della fillossera fu protagonista della storia agraria ottocentesca, stravolgendo la millenaria viticoltura europea, e per questo motivo si presenta nella sua sconcertante attualità, soprattutto se si pensa a quello che oggi avviene nel Salento con gli ulivi colpiti dalla Xylella o quello che è stata di recente l’invasione del punteruolo rosso che ha distrutto il patrimonio palmicolo italiano. Ad emergere in questa vicenda è l’impotenza delle autorità e della politica nel riuscire a trovare una soluzione tempestiva per affrontare l’emergenza della fillossera, sia per trovare un rimedio in grado di debellare il parassita e curare le viti, sia per arginare i costi finanziari e sociali dell’epidemia.
Merito di Lentini è quello di avere ricostruito e analizzato la storia della fillossera in Sicilia attraverso lo studio di fonti d’archivio (corrispondenze tra sindaci, relazioni di prefetti e ministeri) e dei contributi sui molteplici fogli a stampa, bollettini e periodici dell’epoca che si pubblicavano numerosi sulla vicenda, oltre a una robusta bibliografia sulla materia e a un corredo di dati quantitativi per comprendere al meglio la dimensione del fenomeno.
L’autore riscrive, inoltre, la cronologia dell’invasione, dimostrando il ritardo nella comprensione della gravità del problema, poiché gli effetti visibili sulle piante erano già stadio terminale dell’infezione e l’intervento dei botanici e degli agronomi risultava ormai vano.
Risultato della ricerca non è però lo scoramento dei viticoltori, che pure fu una conseguenza dell’epidemia. Infatti, dopo un iniziale momento di sbandamento, allarme e preoccupazione, in Sicilia ci si mosse per fronteggiare la fillossera. Comitati provinciali, pubblicazioni scientifiche, vivai, sperimentazioni, congressi, tra cui quello di Palermo del 1888 furono la reazione all’offensiva dell’afide. La soluzione fu trovata nell’impianto della vite americana, resistente al parassita, su cui innestare le varietà di vite europea, anche se i danni rimanevano e ci sarebbe voluto tempo per ritornare ai livelli pre-fillossera.
Il volume è fornito di un’interessante Appendice documenti (pp. 149-170), che bene si concilia con l’obiettivo del libro di fornire un percorso di lettura sia a chi non conosce l’argomento trattato e sia agli addetti ai lavori che intendessero approfondire.
La vicenda della fillossera ci dà un’importante lezione, non solo per quanto riguarda quello che sta avvenendo in Salento con gli ulivi, ma una lezione per noi uomini in questo preciso momento storico. La soluzione alla fillossera non fu trovata nei muri di contenimento per isolare le piante infette e proteggere le piante sane. Non servirono le barriere, i divieti e le quarantene. Non servì nemmeno estirpare, sradicare e distruggere le viti malate per evitare il contagio. Questi non sono da considerarsi rimedi, ma totale mancanza di soluzioni al problema.
La soluzione per salvare la vite europea e la viticultura europea, e quindi quella siciliana, fu trovata nella bio-diversità, nella diversità che la natura offre. Nella natura, non nella chimica e nell’intervento distruttivo dell’uomo, è da ritrovarsi la soluzione. Niente pesticidi, niente fiamme, solo l’innesto con la vite di un altro continente, in questo caso quella americana, immune al parassita. L’unione della diversità, di due diversità è stata la forza per sconfiggere la fillossera. L’unione, l’incontro della diversità è la soluzione. Questo ce lo dice la Natura.
E l’uomo? L’uomo è parte della Natura, non può credere di essere estraneo a essa, per questo motivo vale per l’uomo la stessa lezione della fillossera. Non sono i muri, le frontiere e le politiche di segregazione e di negazione dei diritti che possono risolvere i drammi che viviamo in questo momento: si pensi in primis all’esodo che passa per il Mediterraneo. Soltanto accettando, comprendendo e accogliendo la diversità che ci circonda possiamo trovare una soluzione a quei parassiti come la fillossera, che succhiano la linfa quali sono il razzismo, l’intolleranza, l’odio, l’indifferenza e la xenofobia.
Pietro Simone Canale
Una versione di questa recensione è stata pubblicata in «Historia Magistra. Rivista di storia critica», 21 (2016), p. 155.
