U’ BEN S’IMPINGUA, se non si vaneggia. Per P. Fiorenzo Fiore. Nel suo 75° genetliaco, a 50 anni dall’Ordinazione Sacerdotale, a cura di Giuseppe Lipari, Messina, Università degli studi di Messina – Centro Internazionale di Studi Umanistici – Associazione culturale Intervolumina, 2015, ill., 542 pp., ISBN 978-88-87541-60-1.
Non lasciarsi attrarre dalle vanità del mondo e curare il bene dell’anima: è questo l’invito che compare con la citazione del X canto del Paradiso di Dante nel titolo dell’opera dedicata a padre Fiorenzo Fiore. Il volume in onore del 75° genetliaco e del 50° anniversario dell’Ordinazione Sacerdotale di padre Fiorenzo Fiore è costituito da 18 contributi di studiosi che hanno dedicato ai libri e alle biblioteche le loro fatiche. Saggi che spaziano dalla storia del libro alla bibliologia, dalla storia delle biblioteche agli studi storici e storico-artistici, con una particolare attenzione alle realtà ecclesiastiche di Messina, passando per Cesarò, Mineo e Verona.
Studi che si contraddistinguono per il loro contributo alla storia della cultura siciliana e italiana tra Trecento e Settecento.
In questa raccolta la storia della cultura e della conoscenza si intrecciano, senza poter prescindere dai libri e dalle biblioteche o dalle Librarie, come il caso studiato da Pietro Scardilli in La Libraria dei frati minori conventuali di Cesarò attraverso due inventari del sec. XVII (pp. 333-355).
I libri, quindi, e le biblioteche sono indizi per lo storico, in ogni pagina, in ogni cucitura si nascondono delle tracce, o se vogliamo i segni della cultura di un tempo. Una cultura che rivela anche il dato tecnologico, poiché il libro è anche oggetto della cultura materiale, come emerge dal saggio di Maria Teresa Rodriguez, Su alcune legature “cappuccine” (pp. 315-332): oggetti storici non trascurabili, che meriterebbero probabilmente maggiore interesse da parte degli storici e forse più spazio nei piani di studio accademici.
La presentazione del libro curato da Giuseppe Lipari, associato in quiescenza di bibliografia e biblioteconomia dell’Università di Messina e autore del saggio I libri di Nicola Castagna (pp. 89-126), è affidata Vincenzo Fera, Lectoribus (pp. 5-7), alla quale seguono una bio-bibliografia di Padre Fiorenzo Fiore (pp. 9-10) e la Tabula gratulatoria (pp. 11-13).
Il primo saggio è quello di Dario Brancato, Una parodia messinese del Galateo: il cittadinus maccarronice metrificatus (1647) di Partenio Zanclaio (pp. 15-24), che analizza una rara opera letteraria; mentre lo studio Domenico Ciccarello sviscera le vicende editoriali di un’importante opera scientifica, Una rara seicentina messinese: la Specula Melitensis di Athanasius Kircher (pp. 65-87).
Sul versante degli studi storico-artistici si collocano i saggi di Giampaolo Chillè, Conforme al disigno fatto per ditto mastro de Bonanno. Genesi e storia di un monumento cinquecentesco della cattedrale di Messina (pp. 25-49); Giovanni Molonia, Opere d’arte dei cappuccini di Messina trasferite al Museo Civico Peloritano (pp. 227-240); Rosaria Stracuzzi e Stefania Lanuzza, Cultura barocca e collezionismo a Messina. L’inventario post mortem di Giovanni Antonio Minutoli (pp. 357-404).
Importanti contributi scientifici per la storia degli ordini regolari sono, invece, gli studi di Diego Ciccarelli, Appunti per una storia dello studio messinese di San Francesco (pp. 51-64); Giovan Giuseppe Mellusi, Un inedito episodio di vita francescana nella Messina del Trecento (pp. 219-226); Rosario Moscheo, Fermenti religiosi e vita scientifica nella Sicilia del Cinquecento (pp. 241-313), dalla quale emerge una Messina che è importante centro europeo di studi classici greci; Sebastiano Venezia, Fermenti religiosi e vita culturale a Nicosia tra Riforma e Controriforma (pp. 405-445), che ci ridà un’immagine di una città che vive nei primi anni del XVI secolo un momento di tensione spirituale e culturale, che pensiamo pertinente soltanto alle città del Nord Europa; Elisa Vermiglio, Guglielmo Sirleto e l’eredità culturale del monachesimo greco (pp. 447-465).
Interessanti e generosi di spunti sono i contributi di Federico Martini e Carmen Puglisi, «La piccola biblioteca del marchese». Un viaggio immaginario tra libri scomparsi (pp. 127-217); Giancarlo Volpato, Francesco Bianchini e la biblioteca capitolare di Verona (pp. 467-488); Gaetano Zito, Sul convento cappuccino di Mineo e la sua biblioteca (pp. 489-508), poiché consentono di avere una panoramica esaustiva di importanti patrimoni librari. Di estrema utilità si presenta l’Indice di nomi curato da Elena Scrima (pp. 509-542).
Quello che mi preme sottolineare dell’importanza di questi saggi, ma in generale degli studi di storia del libro e delle biblioteche, è la duplice valenza che questi hanno. Da un lato il valore scientifico che essi hanno all’interno degli studi riguardanti la conoscenza del fenomeno librario, della sua diffusione in età moderna, delle pratiche di lettura, dei livelli di alfabetizzazione, della nascita di un’opinione pubblica, della censura, del commercio librario. Non solo cultura quindi, ma anche politica, società ed economia. L’altro importante valore di questi studi è dato dall’implicito sostegno alla salvaguardia dei patrimoni librari preziosi e inestimabili, che a volte sono “fotografie” di un’epoca e che rischiano continuamente la dispersione o l’oblio. Conoscere e studiare biblioteche e libro antico vuole dire pertanto difendere e non disperdere, ma salvaguardare dall’incuria, dalla distruzione e dalle insidie di chi trafuga e rivende, soprattutto in Italia dove riecheggiano ancora attuali le parole di Franco Venturi, storico e profondo conoscitore della cultura italiana, che nel 1968, nella prefazione a Settecento riformatore, lanciava una riflessione attenta sullo stato delle biblioteche italiane: «l’Italia è […] uno dei Paesi in cui è più difficile e faticoso giungere a contatto con i testi», e le biblioteche sul territorio nazionale sono di «difficile accesso quanto la biblioteca di Babilonia di Borges e sono insieme depositi nei quali le tracce del passato possono più facilmente obliterarsi, rovinarsi e scomparire».
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata per «Itinerari di ricerca storica», 30 (2015), pp. 175-7.