Il passato del nostro presente di S. Lupo

Salvatore LUPO, Il passato del nostro presente. Il lungo Ottocento 1776-1913, Roma-Bari, Laterza, 2010, 207 pp., ISBN 978-88-420-9399-2.

È in corso, in Italia in particolar modo, uno spaventoso pseudorevisionismo storico sull’Ottocento e sul Novecento, che si serve veramente poco della ricerca storica, fatta con rigore metodologico attraverso lo studio delle fonti o nuovi schemi interpretativi. Ad annidarsi, invece, dietro queste spinte pseudorevisioniste, che demonizzano principalmente la storia un tempo detta Risorgimentale e dell’unità nazionale italiana, sono gli attuali “demoni” dell’antipolitica, della crisi economica, del divario crescente tra Nord e Sud, le quali sono essenzialmente forze politiche (delle quali la Lega Nord è stata sicuramente una delle apripista, ma tra le quali si annoverano movimenti neo-borbonici e “meridionalisti”) che fanno un uso essenzialmente strumentale della storia. Uso che trova poi ampia eco attraverso l’editoria general reader e i social network, nei quali idee strampalate – come non dimenticare le parole di Eco sulle «legioni di imbecilli» -, tesi complottiste, movimenti violenti e fanatismi trovano ampia diffusione e seguito.
A mancare solitamente a queste revisioni sono le contestualizzazioni dei fenomeni storici e la capacità di analisi di fatti e di eventi, i quali vengono estraniati dal proprio contesto sociale, culturale, politico ed economico, e manipolati per l’uso.
Un ottimo strumento per introdurre e prendere contatto con i fenomeni che hanno avuto una loro genesi a partire dalla seconda metà del Settecento e che hanno inevitabilmente condizionato il nostro presente è il libro di Salvatore Lupo, docente di storia contemporanea presso l’Università degli studi di Palermo, Il passato del nostro presente. Il libro si divide in due: una parte introduttiva, composta dai primi tre capitoli, sulla seconda metà del Settecento, divisa dalla seconda parte dedicata all’Ottocento, da un capitolo di Interludio sul 1848. Con chiarezza espositiva e con perizia storiografica, sebbene la lettura richieda un minimo di conoscenze storiche, l’autore sviscera il lungo Ottocento nei suoi fenomeni nuovi, partendo dai tre eventi che segnano la modernità, ossia la Rivoluzione industriale, americane e francese, e che pongono fine, se così vogliamo dire, a quello che convenzionalmente chiamiamo Evo Moderno o Antico regime, per entrare nel mondo contemporaneo con i suoi fondamentali cambiamenti sociali, culturali, politici ed economici, nonostante la continuità che si riscontrino tra le due epoche storiche.
Sono, quindi spiegati concetti base, indispensabili a comprendere il “lungo” Ottocento, quali liberalismo, liberismo, nazionalismo, socialismo, colonialismo, cercando di dimostrare l’incidenza di queste che possono sembrare delle astrazioni dei contesti europei e non solo. Ad essere privilegiata è sicuramente l’Italia liberale, in particolare quella liberale, giungendo alla vigilia della Grande Guerra, che è ritenuta il vero termine ultimo di questo secolo “lungo”, evento che sancisce la netta separazione dal Novecento, che è chiamato, invece, “secolo breve”, secondo l’espressione coniata da Eric Hobsbawm nel suo omonimo saggio. Un passaggio, quello tra il XIX e il XX secolo, che, secondo Salvatore Lupo, non disegna un solco insuperabile tra i due periodi storici, bensì li vede strettamente legati, soprattutto nel loro aspetto «migliore», di cui a pieno diritto, possiamo sentirci vicini e continuatori.

Pietro Simone Canale

lupo

Questa voce è stata pubblicata in Recensione e contrassegnata con , , , , , , . Contrassegna il permalink.

Lascia un commento