London Calling di E. Lo Biundo

Ester LO BIUNDO, London Calling Italy. La propaganda di Radio Londra nel 1943, Milano, Edizioni Unicopli, 2014, 145 pp. (Comunicazione storica, 1), ISBN 978-88-400-1781-5.

In alcuni momenti della storia europea Londra è stata baluardo contro la barbarie e l’anarchia. Londra, capitale di un regno che ha fatto della sua insularità e delle sue tradizioni il tratto distintivo che ha giustificato il suo apparente scarso interesse per le vicende continentali, è sempre intervenuta con la sua politica e la sua forza, non solo militare, ma anche “mediatica” nelle vicende europee, divenendo spesso agli occhi di francesi, italiani, spagnoli e greci, ultima speranza. Certamente il ruolo crescente e influente degli Stati Uniti, a partire dalla Grande Guerra, ha posto in ombra il ruolo della Gran Bretagna, in particolare dopo la Seconda Guerra Mondiale. Tuttavia, se si esclude per un attimo la superiorità militare di cui potevano disporre gli USA e l’URSS, l’intervento del Regno Unito non è in nessun modo subalterno alla potenza nordamericana. Uno dei ruoli chiave di Londra nella Seconda Guerra Mondiale emerge proprio dalla sua capacità di propaganda e di sostegno alle resistenze europee dei paesi occupati dai nazisti, offrendo loro protezione e mezzi per combattere la guerra mediatica e mantenere contatti viva la speranza nei territori di guerra.
London Calling Italy racconta, con rigore e semplicità la vicenda di Radio Londra nel 1943. Ester Lo Biundo, dottoranda di ricerca in Storia presso l’Università di Reading a Londra, pubblica questo libro sul ruolo della propaganda inglese nel 1943, anno decisivo per le sorti della guerra, analizzando nello specifico il ruolo della radio, quale mezzo di comunicazione di massa.
La Seconda Guerra Mondiale, infatti, è caratterizzata da un uso massivo della propaganda, un fatto nuovo e che gioca un ruolo importante nelle vicende belliche, che non si svolgono più soltanto nei campi di battaglia e per mezzo di bombe, missili e mezzi corazzati. La propaganda apre nuovi fronti. La radio diventa un vero e proprio fronte. Radio Londra è l’arma degli inglesi per contrastare l’EIAR e la propaganda fascista in Italia.
Come spiega l’autrice nel suo libro, l’argomento è carente di studi in primis per un motivo legato principalmente alla tipologia fonti: come lavorare su un «mezzo dell’oralità per antonomasia, la radio, e non poterne ascoltare le registrazioni» che sono ormai perdute? L’approccio è quindi quello ai testi delle trasmissioni e i documenti prodotti dallo staff della BBC. Fonti che la studiosa ha potuto consultare nei fondi del Foreign Office al The National Archives di Londra e dell’Italian Service al BBC Written Archives Centre di Carversham. A questi fondi si aggiungono la consultazione e lo studio dei fondi di due protagonisti della guerra combattuta da Radio Londra, come Umberto Calosso al Centro Studi Piero Gobetti di Torino e di Paolo Treves alla Fondazione Filippo Turati di Firenze.
Il libro si divide in due parti. Nella prima parte del libro, Contesti (pp. 17-58), si racconta la storia della BBC e dei suoi metodi di lavoro, partendo dal necessario contesto storico della Seconda Guerra Mondiale e del ruolo di propaganda assunto proprio dal mezzo radiofonico capace di penetrare molto più in fondo rispetto alla parola scritta e di riuscire a raggiungere un numero più elevato di persone rispetto ai lettori, con riferimento anche al caso italiano dell’EIAR. Si presentano quindi le Voci in guerra, che è anche il titolo del primo capitolo (pp. 19-47), ossia i personaggi che curarono le trasmissioni per l’Italia, tra i quali risultano più noti il Colonnello Stevens, i fratelli Piero e Paolo Treves, Uberto Limentani, Ruggero Orlando, Candidus e Umberto Calosso. Dal lavoro di Lo Biundo non è escluso il «confronto-scontro» tra Radio Londra e Radio Roma. Nel secondo capitolo della prima parte, L’identikit dell’ascoltatore (pp. 49-58), l’autrice traccia un quadro socio-culturale dell’audience italiana per comprendere a quale pubblico fossero rivolte le trasmissioni di Radio Londra e chi era l’utente che si aveva in mente quando si preparavano i palinsesti radiofonici alla BBC. Interessante e utile è quindi l’uso delle lettere inviate dagli ascoltatori alla BBC per determinare in maniera più chiara l’audience.
Nella seconda parte, Le trasmissioni (pp. 59-129), si affrontano le questioni metodologiche, che riguardano lo studio delle forme e delle strategie comunicative utilizzate dal network radiofonico, avvalendosi proprio degli spezzoni di trasmissioni dalla Conferenza di Casablanca all’8 settembre del 1943, esaminandoli e prestando attenzione alle argomentazioni propagandistiche adottate dalla radio, alle tipologie sociali d’italiani più ricorrenti nelle trasmissioni, e ai talks curati dal movimento Free Italy, associazione composta da un gruppo di antifascisti emigrati in Inghilterra e da inglesi. La studiosa, tuttavia, distingue in due fasi le trasmissioni, una che va dalla Conferenza di Casablanca allo sbarco in Sicilia, e una seconda fase che arriva fino alla data dell’Armistizio in cui l’atteggiamento dell’emittente cambia: non è più una critica al Regime, ma uno sprone agli ascoltatori a riflettere sull’utilità di proseguire della guerra al fianco della Germania.
Il taglio, per certi versi, narrativo del libro è sicuramente un punto a suo favore, poiché la fermezza del metodo della ricerca non è sacrificato per la chiarezza espositiva, facendone in tal modo un ottimo libro.
Una menzione particolare va fatta alla collana Comunicazione storica, diretta da Mirco Dondi, dell’Unicopli Edizioni, che si propone di indagare la storia delle comunicazioni di massa, attraverso un taglio narrativo, che cerca di conciliare metodo scientifico e chiarezza espositiva, anche per un pubblico di non esperti, di cui London Calling Italy è la prima opera.

Pietro Simone Canale

Un’altra recensione di questo libro si trova in «Itinerari di ricerca storica», 29 (2015), pp. 181-2.

ESTERLOBIUNDO

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