Seymour PHILLIPS, Edward II, New Haven and London, Yale University Press, 2010, pp. 679, ill., ISBN 9780300178029.
Edward II (1284-1327) fa parte di quel gruppo di governanti che sembrano essere stati condannati per ignominia già nel momento stesso della loro nascita, e sui quali nulla di buono è stato detto mentre erano in vita e poco è stato scritto dopo la loro morte a causa di una scarsa considerazione storica. Mancando, inoltre, a questo sovrano l’aura del male incarnato, che è stata tradizionalmente attribuita a Giovanni Senza Terra e a Riccardo III, Edward II è raffigurato come un re senza valore, incapace e vizioso, plagiato dagli avidi e ambiziosi Despenser (suoi favoriti), e abbandonato dalla moglie Isabella di Francia (1292-1358). Anche gli ultimi oscuri anni di vita e la morte di Edward nel 1327 hanno contribuito a screditarlo ulteriormente: alcune leggende, infatti, riportano che egli fuggì dalla cella in cui era stato rinchiuso, e condusse una vita da vagabondo e da eremita in una sconosciuta località italiana.
Per Seymour Phillips, docente di Storia medievale presso l’Università di Dublino, gli anni del regno di Edward II sono stati finora considerati oscuri e degni di cadere nell’oblio, a causa della figura del sovrano, che non rispecchia esattamente i canoni tradizionali del monarca medievale, visto di regola come un grande guerriero, un legislatore o un uomo di Dio. Il suo comportamento e la sua omosessualità non sono quello che ci si aspetta da un re, e per di più del Medio Evo. Edward II, inoltre, è oscurato dal prestigio del padre Edward I (1239-1307), considerato uno dei più importanti re dell’Inghilterra medievale.
Questo libro non è un tentativo di presentare Edward II come un re eroico o glorioso; il solo dato della sua deposizione dal trono, secondo Seymour Phillips, è una prova sufficiente del fatto che qualcosa sia andato storto durante il suo regno. È, tuttavia, un tentativo di riabilitare il monarca, grazie a un poderoso e meticoloso lavoro di ricerca storica, svolto dall’autore negli archivi inglesi, francesi e romani.
Il libro è corredato da 24 illustrazioni in bianco e nero e da 4 mappe. Chiudono il volume una corposa Bibliography (pp. 614-642) e un indice dei nomi (Index, pp. 643-679).
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata in «Mediaeval Sophia», 14 (2013), p. 474.
