Germaine TILLION, Ravensbrück, prefazione di Tzvetan Todorov, Roma, Fazi Editore, 2012, 364 pp. (Campo dei Fiori, 009), ISBN 9788864112558.
Il titolo del libro prende il nome dal campo di concentramento nazista, situato a 90 km a nord di Berlino. Germaine Tillion (1907-2008) è stata un’importante etnologa francese. Dall’ottobre del 1943 all’aprile del 1945 è rinchiusa a Ravensbrück come prigioniera politica.
La testimonianza della studiosa francese si basa sulla ferrea volontà di ricercare la verità: una ricerca ossessionante che inizia già durante la prigionia e che continua incessantemente per il resto della sua vita. Il libro ha una forza intrinseca che va oltre il valore storiografico del lavoro e del racconto dell’esperienza personale di una tragedia senza eguali nella storia dell’umanità. L’obiettivo è quello di applicare il metodo rigoroso della ragione alla ricostruzione dell’attività del lager e quindi di far conoscere al lettore il funzionamento del campo, stilare un profilo dei quadri (capi, SS, medici, infermieri), rappresentare il legame tra profitto e sterminio, oltre che raccontare la vita nel campo, le atrocità, le difficoltà di convivenza tra persone e comunità provenienti dalle diverse parti dell’Europa occupata dai tedeschi. Il segreto del racconto è tuttavia quello di non scadere mai in un tono elegiaco, cercando di mantenere una salda lucidità nella narrazione, quasi a volere spiegare nella traccia scritta l’unico vero modo per sopravvivere nel campo di concentramento contro il freddo, le ingiurie, le atrocità fisiche, la difterite, le pulci, la gratuita crudeltà di infermiere e sorveglianti, le camere a gas e i crematori.
Germaine Tillion si avvale delle fonti giudiziarie dei processi fatti ai gerarchi tedeschi dopo la fine del conflitto mondiale e del materiale raccolto nei campi di concentramento dopo la liberazione. L’autrice aggiunge alle fonti di carattere archivistico i suoi personali appunti e note prese di nascosto durante la prigionia – rischiando la vita – e così quelle di altre compagne di prigionia. Importanti sono anche le testimonianze e le interviste di ex-detenute, che sono state raccolte applicando l’esperienza maturata dall’etnologa in Algeria.
Il libro è pubblicato nella terza edizione completamente rivista rispetto alle precedenti (prima edizione 1946 e seconda edizione 1972), datata 1988. L’autrice spiega nell’Introduzione (pp. 5-15) di aver voluto un rifacimento completo per via della possibilità di accedere a un numero maggiore di documenti. Non meno importante è il motivo di rendere vivo il ricordo di tutti coloro che non sono sopravvissuti alla prigionia e perché ancora, troppo spesso, si erge il grido di chi dice che bisogna uccidere quelli che sono di troppo.
Tzvetan Todorov, autore della Prefazione (pp. VI-XIII), considera Germaine Tillion una figura esemplare della storia del XX secolo in Francia e ritiene Ravensbrück «un libro unico, che riesce a superare non solo la separazione tra testimonianza e storia, ma anche quella tra conoscenza e saggezza» (p. XII).
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata in «Mediaeval Sophia», 13 (2013), pp. 432-3.
