Vittorio H. BEONIO BROCCHIERI, Celti e germani. La nazione e i suoi antenati, Milano, Encyclomedia Publishers, 2013, pp. 319, ISBN 9788897514091.
Vittorio H. Beonio Brocchieri, docente di Storia moderna presso l’Università della Calabria, pubblica per Encyclomedia Publishers un importante lavoro di ricerca sul processo d’identificazione (e di creazione) degli antenati, quale fondamento per la costruzione dell’identità delle grandi nazioni europee.
L’autore prende in considerazione il caso francese e quello inglese. Il libro, infatti, si divide in due parti: Les Gaulois triomphent? (pp. 19-161) e La profezia di Merlino (pp. 163-261). La prima parte descrive e analizza il rapporto ambiguo che la nobiltà, gli storiografi, i giuristi e gli eruditi francesi ebbero con i Celti (i Galli) e con i Germani (i Franchi). La seconda parte, invece, affronta i rapporti degli inglesi con i Britanni, cioè i Celti, che abitavano la Britannia prima della conquista romana, e con i Sassoni, che invasero la Britannia nel V secolo d.C. L’autore si serve, per il suo studio, delle opere storiografiche, giuridiche, letterarie e scientifiche, delle genealogie e dei pamphlet, coprendo un arco cronologico che va dal XIV secolo agli inizi del Novecento. Dalle fonti studiate da Vittorio H. Beonio Brocchieri, emerge l’ampio dibattito sul ruolo, carico di valenze identitarie, culturali e ideologiche, che Celti e Germani ebbero nella fondazione delle schiatte reali prima e delle nazioni poi, che interessò la Francia e l’Inghilterra tra il Tardo Medioevo e il Novecento.
L’opera tiene conto anche dell’eredità romana e delle fantasiose discendenze troiane e bibliche nel mythomoteur, ossia il mito politico-costruttivo fondato su memorie condivise, che dà forza a un’idea di nazione. Dall’indagine emerge con chiarezza l’uso strumentale alla legittimazione o alla delegittimazione del potere – sia esso funzionale al re o al pretendente al trono o all’assetto istituzionale – che gli autori di genealogie, opere storiografiche e giuridiche fecero, identificando gli antenati con i Celti o con i Germani a seconda delle contingenze storiche. Ad esempio, il riferimento atavico ai Celti o ai Germani è utilizzato per spiegare gli stravolgimenti politici dell’Inghilterra del XVII secolo e i risvolti politici, giuridici e sociali dell’assolutismo in Francia. In quest’ultimo caso, si ricorre alle leggi degli abitanti delle Gallie per affermare i diritti del re, o alla legge salica dei Franchi per ribadire i privilegi della nobiltà. Il riferimento ai Celti o ai Germani rispecchia quindi i mutamenti politici, sociali e culturali. Il ricorso alla tradizione e alle leggi degli antenati è finanche necessario a dimostrare l’indipendenza della Chiesa Gallicana da quella Romana, e a legittimare storicamente l’Atto di Supremazia (1534).
Nel Settecento e nell’Ottocento, l’attenzione per le popolazioni autoctone della Francia e dell’Inghilterra, diviene oggetto di studio per le scienze naturali fino a porre le basi per la nascita del razzismo moderno (si pensi a Gobineau o a Knox, le cui opere sono state giustamente studiate e citate dall’autore). L’opera è quindi un percorso interessante e completo sull’idea che i francesi e gli inglesi hanno avuto storicamente di se stessi e dei loro antenati nel corso dei secoli.
Le Conclusioni (pp. 263-269) alle quali giunge l’autore riguardano gli esiti e la fortuna delle “mitologie” celtica e germanica nelle due nazioni europee, tenendo conto anche degli eventi del Novecento. Le Note ai capitoli sono poste alla fine dell’opera (pp. 271-307). Il libro, inoltre, è corredato da un Indice dei nomi (pp. 309-319).
Encyclomedia Publishers è una società editrice fondata nel 2010 con l’obiettivo di supportare e portare al compimento editoriale il progetto multimediale EncycloMedia Ondine (http://emp.encyclomedia.it [ultimo accesso: 11/09/2013]). Questo progetto, ideato e diretto da Umberto Eco, ha lo scopo di realizzare un’opera di carattere enciclopedico sulla storia della civiltà europea dall’Antichità all’inizio del Terzo Millennio, integrando editoria tradizionale, libri digitali e prodotti multimediali.
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata in «Mediaeval Sophia», 14 (2013), pp. 421-2.