CARTE DELLA BADIA DI SETTIMO e della Badia di Buonsollazzo nell’Archivio di Stato di Firenze (998-1200), a cura di Antonella Ghignoli e Anna Rosa Ferrucci, Firenze, Sismel – Edizioni del Galluzzo, 2004, LXIV+330 pp. (Memoria Scripturarum. Testi, 2), ISBN 8884501040.
Si pubblicano in questo volume i documenti della Badia di San Salvatore a Settimo e della Badia di Santa Maria e San Bartolomeo a Buonsollazzo, monasteri benedettini poi cistercensi.
L’edizione è curata da Antonella Ghignol e da Anna Rosa Ferrucci. I 113 documenti provengono dal fondo diplomatico di San Frediano in Cestello dell’Archivio di Stato di Firenze. Essi coprono un arco temporale che va dal 998 al 1200 (limite imposto alle edizioni diplomatistiche delle cartae).
Le parti più antiche delle due strutture monastiche erano già confluite nell’archivio di Cestello e fuse in un’unica entità. Con la soppressione delle corporazioni religiose, voluta da Pietro Leopoldo di Toscana nel 1783, le pergamene confluiscono nel Diplomatico fiorentino, mentre il resto dell’archivio viene versato nel fondo delle compagnie religiose soppresse tra il 1785 e il 1789, conservato presso l’Archivio di Stato di Firenze.
Le due curatrici precisano, nell’Introduzione, che lo «scopo del lavoro è dare l’edizione critica di queste carte, non quello di ricostituire e distinguere i singoli tabularia con un’operazione di ritaglio» (p. XIV). Secondo le curatrici qualsiasi archivio è, infatti, il «sedimento di un’attività concreta, economica e politica, continua: non è quella collezione di fonti che vorremmo, o quella che sappiamo immaginare» (p. XIV). Non sono state quindi escluse dall’edizione le carte, che apparentemente non mostrano una connessione con gli archivi delle due strutture monastiche, poiché «la fusione dei due tabularia […] è un fenomeno storico e storico-archivistico e che non può conoscere negazione» (p. XIV). Questa raccolta è destinata ai monasteri in quanto fonti per la loro storia, ma dà anche – e qui si coglie il valore di questa edizione di carte – la testimonianza della loro mediazione e del filtro dei loro archivi: «carte altomedievali di un certo territorio» (p. XXXIII).
L’importanza di questa edizione critica riguarda anche l’arco temporale coperto dai documenti pubblicati. Essi, infatti, cogliendo in pieno l’XI secolo, ripercorrono il momento centrale dell’evoluzione della prassi del notariato nell’area toscana.
Il volume presenta all’inizio un’ampia Introduzione (pp. XI-LI), in cui vengono ricostruite le vicende del fondo e riportati i criteri di trascrizione e edizione. Seguonole Abbreviazioni bibliografiche (pp. LIII-LXII), la lista delle Sigle e segni speciali (pp. LXIII-LXIV) e le Tavole con le riproduzioni fotografiche dei documenti più antichi. Le Carte della Badia di Settimo e della Badia di Buonsollazzo (998-1200) (pp. 3-246) sono riportate in ordine cronologico. Per ogni documento è curata una scheda, in cui sono riportati il titolo, il regesto, le note di tradizione e le note di tradizione. Nella redazione dei regesti le curatrici rinunciano all’obbligo d’essere a tutti i costi, brevi. In questo modo evitano la semplice ripetizione della sola dispositio, puntando più su una lettura interpretativa del documento. Il testo dei documenti non è appesantito dalla presenza di parentesi per lo scioglimento delle abbreviazioni, poiché l’uso ne è stato limitato ai soli casi incerti.
Il volume è inoltre provvisto di tre appendici, che sono di notevole utilità allo studio delle carte. L’Appendice I (pp. 249-259) riporta le “memorie trecentesche di carte altomedievali”, ovvero i regesti contenuti nel fondo delle Compagnie Religiose Soppresse dell’Archivio di Stato di Firenze, relativi a cartae della Badia di Settimo che non si sono conservate, ma che rientrano nel periodo in questione. L’Appendice II (pp. 261-274), alla stessa maniera, riporta i regesti di carte della Badia di Buonsollazzo andate perdute e contenuti in fondo delle Compagnie Religiose Soppresse dell’Archivio di Stato di Firenze. L’Appendice III (pp. 275-282) accoglie invece la serie, in ordine cronologico, dei signa di notai e giudici che compaiono nei documenti nelle carte edite, e che, per il rispetto delle norme di edizione, sono stati sostituiti da un segno speciale nelle trascrizioni. Per ogni signum è riportato il nome e la qualifica del titolare dichiarati nel documento, l’indicazione e gli estremi cronologici dei documenti in cui essi compaiono.
Alle appendici seguono l’Indice dei datari e cancellieri, dei rogatari e scrittori dei documenti (pp. 285-286), l’Indice dei giudici e notai sottoscrittori dei documenti (p. 286), l’Indice delle persone dei luoghi e delle cose notevoli (pp. 286-326) e l’Indice dei documenti (pp. 327-330). L’ordine degli indici è quello alfabetico tranne che per quanto attiene ai documenti, i quali sono ordinati cronologicamente. Il volume è il risultato di un attento lavoro di trascrizione, commento e critica dei testi. L’edizione di questi documenti è uno strumento fondamentale per gli studiosi di Medioevo toscano e di diplomatica, ma anche un importante contributo alla ricerca storica.
Pietro Simone Canale
Questa recensione è stata pubblicata in «Mediaeval Sophia», 11 (2012), pp. 459-60.