A proposito di calendari… che fine hanno fatto i giorni dal 5 al 14 ottobre del 1582?

Chi nacque in un giorno compreso tra il 5 e il 14 ottobre qualche anno prima del 1582, trovò sicuramente difficoltà nel festeggiare il proprio compleanno proprio nel 1582. Questa bizzarra premessa nasconde davvero una questione storica. È vero che nei secoli precedenti la maggior parte della gente non sapesse con precisione quando fosse nata (al massimo ne ricordava il periodo, “qualche giorno dopo la festa di san…”, “la vigilia di…”, ma che si ricordasse il giorno e l’anno era molto raro) e che non si desse importanza ai compleanni. Tuttavia, i giorni dal 5 al 14 ottobre del 1582 proprio non ci sono! Sono stati tagliati fuori dai calendari, dal computo della storia! È necessario quindi spiegare perché. Nel 1582 papa Gregorio XIII, al secolo Ugo Boncompagni (Bologna, 1501 – Roma, 1585), introdusse, con la bolla Inter gravissimas del 24 febbraio, un nuovo calendario, detto, appunto, “gregoriano”. Fino ad allora era stato utilizzato il calendario giuliano, elaborato nel 46 a.C. dall’astronomo greco Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare, dal quale appunto prende il nome. 
Il calendario giuliano prevedeva già i dodici mesi e l’anno bisestile ogni quattro anni. Tuttavia, i calcoli approssimativi con cui era stato calcolato il “ciclo del Sole”, giacché non era ancora noto che fosse la Terra a ruotare intorno al Sole (le teorie di Copernico non erano note ai più ed erano considerate ancora soltanto delle ipotesi), portava al ritardo di un giorno ogni 128 anni rispetto all’equinozio primaverile. Così, dal 46 a.C. al 1582 d.C., l’equinozio primaverile si era spostato di circa dieci giorni rispetto alla data del 25 marzo, previsto dal calendario giuliano.
Già nel XIII secolo gli astronomi erano a conoscenza di questo errore di calcolo, tanto che Dante ne dà notizia nel XXVII del Paradiso: «Ma prima che gennaio tutto si sverni / per la centesima ch’è là giù negletta» (vv. 142-143). Papa Gregorio XIII ebbe il merito di aver trovato una soluzione a tale problema. L’interesse di papa Boncompagni però non era guidato da un vero e proprio riguardo per l’astronomia, bensì dal  determinare correttamente la data della domenica di Pasqua. La domenica di Pasqua, infatti, cade nella prima domenica successiva al primo plenilunio di primavera: era quindi necessario stabilire con precisione l’equinozio di primavera e fissarlo correttamente al calendario.
Con la bolla Inter gravissimas papa Gregorio XIII stabiliva che per l’anno 1582, dal giovedì 4 ottobre, si passasse direttamente al giovedì 15 ottobre. In questo modo veniva ristabilita la concordanza tra il calendario solare e quello civile. Per evitare che dopo secoli si ripresentasse lo stesso problema papa Gregorio stabilì che gli anni, la cui numerazione è multipla di 100 fossero bisestili, a patto che fossero anche multipli di 400 (es. 1600 e 2000 sono bisestili, mentre non lo sono 1700, 1800, 1900 ecc.). In tal modo si stabiliva che ogni 400 anni si avessero soltanto 97 anni bisestili e non più 100, come avveniva nel calendario giuliano, recuperando così lo scarto di minuti che si accumulava negli anni.
A fidarsi dei calendari!

Pietro Simone Canale

 

Per saperne di più: J. Le Goff, Il tempo continuo della storia, Roma-Bari, Laterza, 2014; F. Maiello, Storia del calendario. La misurazion del tempo 1450-1800, con una nota di J. Delumeau, Torino, Einaudi, 1994; J. Matricon, Misurare il tempo. Dalla clessidra all’orologio atomico, in La conquista del tempo. Società e democrazia nell’era della rete, a cura di Derrick de Kerkchove, Roma, Editori Riuniti, 2003, pp. 37-41; P. Redondi, Storie del tempo, Roma-Bari, Laterza, 2007; D. Rosengberg e A. Grafton, Cartografie del tempo. Una storia della linea del tempo, Torino, Einaudi, 2012; A. Trampus, Misurare il tempo, in Introduzione alla storia moderna, a cura di Marco Bellabarba e Vincenzo Lavenia, Bologna, Il Mulino, 2018.

 

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